martedì 28 febbraio 2017

RECENSIONE "NEL CUORE DI UNA DONNA"-Chiara Albertini

Hello readers! Sono sicura che già conoscerete Chiara Albertini, autrice di Vento dall’est, che ho recensito qualche mese fa . Tornerò a parlare di lei, anche se già quattro chiacchiere ce le siamo scambiate grazie all’intervista, con un altro suo romanzo “Nel cuore di una donna”.
Premetto che lo stile della mia omonima mi piace e parecchio. È elegante, posato, ed ogni sua storia riesce a lasciarti un insegnamento.
La protagonista stavolta è Susan, donna tutta d’un pezzo, forte e indipendente. Però nel suo cuore si cela un segreto che riguarda il suo passato, e che ha tenuto nascosto alla sua famiglia. Si è finta orfana. Lei e la sorella avevano perso i genitori, così dice al suo uomo, che sarebbe poi diventato suo marito.
In realtà sua madre è viva, gravemente malata, ma comunque ancora viva. Sarà la sorella della protagonista a sollecitare un incontro tra le due.
Susan era scappata dal suo paese natio, da una casa in cui non regnava amore e gioia, ma solo timore e disprezzo. Un padre che era tutto fuorché un vero Uomo, non degno di essere definito “essere umano”.
Ma per poter andare avanti con la propria vita Susan deve prima superare dei punti critici del suo passato. In questa fase in cui “tutti i nodi vengono al pettine” la protagonista cerca sempre di mantenere il controllo e non lasciarsi andare, anche se poi lo farà sul finire della storia.
La figlia e il marito di lei sono indignati sicuramente dall’omissione di quel pezzo della sua vita, ma ormai non si può cancellare il passato, perché se questo processo si rimozione fosse stato possibile sicuramente Susan l’avrebbe fatto.
I ricordi che le martellano nella menta non la abbandoneranno mai per tutto il romanzo. Riuscirà Susan a trovare la sua strada? Farà pace con se stessa e accetterà i propri ricordi dell’infanzia?
#books  #reading #reader

sabato 25 febbraio 2017

INTERVISTA DOPPIA ERICA GATTI E SOFIA GUEVARA- CONTAMINATI

Hello readers! Eccoci arrivati all’ultima tappa della “living interview week”. Abbiamo ospitato molti autori esordienti con i loro splendidi romanzi, li abbiamo conosciuti e ci hanno rivelato qualche curiosità in merito alle loro storie. Concludono Sofia Guevara ed Erica Gatti con il loro thriller “Contaminati”. Vi lascio questa carinissima intervista doppia, divertente e profonda!

1.     Quando è nata l’idea della collaborazione per la scrittura del libro?
 E: L'idea di scrivere qualcosa insieme è nata molti anni prima, ci eravamo appena conosciute. All'epoca si parlava di una trama fantasy; non avrei mai creduto arrivassimo a scrivere un thriller invece, insieme. Erano i primi giorni di settembre 2012 quando Sofia mi ha cominciato a parlare di un sito chiamato "OcchiRossi" che conteneva tutte le biografie dei serial killer…
S: L’idea di scrivere qualcosa insieme c’è sempre stata, avevamo anche fatto dei tentativi in passato, ma non avevano mai portato a nulla. Poi, una sera, fra una chiacchierata e l’altra ho chiesto ad Erica di non prendermi per pazza, ma c’era questo sito che raccoglieva biografie di serial killer che era davvero ben fatto. Le cose poi sono degenerate in Contaminati.

2.Come siete riuscite a conciliare i vostri pensieri?
 S: È stato uno splendido lavoro di coppia, nella prima stesura. Quando poi siamo state contattate da Centauria il nostro duo è diventato un trio diabolico grazie alla nostra editor, Valeria Gallio.
E: Abbiamo la fortuna di avere entrambe delle menti diaboliche! Alla prima stesura, io curavo la parte psicologica, Sofia la parte macabra: ci compensavamo perfettamente per un thriller psicologico.

2.     I protagonisti sono alla ricerca del loro carnefice appena evaso di prigione. Cosa pensate dell’auto-giustizi?
 E: L'autogiustizia è un tema veramente attuale, perché ci si lamenta spesso dell'incapacità delle autorità di fare giustizia come si deve. Credo che sia un bel problema: riuscire a credersi al di sopra, avere la presunzione di sapere cosa è meglio. La condanno totalmente.
S: È un tema controverso, e mi trovo spesso combattuta. Tuttavia se dovessi prendere una posizione, mi treverei vicina al pensiero di Erica: spesso nulla di buono si genera dall’autogiustizia, è un’arma a doppio taglio.


4. Un buon motivo per leggere “Contaminati”.
S: Forse sono un po’ di parte, ma credo abbia uno sviluppo particolare, e che apra delle riflessioni fra i concetti di giusto e sbagliato, e la sottile linea che li divide.
E: Leggete Contaminati, così potrete conoscere Evan e sfogare la vostra fantasia immaginando tutte le disgrazie che gli possono capitare!


5.Come siete arrivate a scegliere il titolo del thriller?
 E: Il documento in cui scrivevamo ha continuato a chiamarsi "idea" per metà stesura. A un certo punto è diventato "Non è successo niente" (immaginavamo un sottotitolo come: "Non iniziate ciò che non potete finire")!
S: L’idea è stata di Erica, questo lo ricordo bene. Quando lo ha proposto ho pensato: Geniale! In una parola si racchiude tutto il concetto della storia.

6.Quali sono per voi le caratteristiche che deve avere un buon thriller?
S: Per me il mistero da risolvere deve avere dei risvolti psicologici, e il “cattivo” deve essere un cattivo con uno scopo. Nessuno fa male, per far male. Tutti sono gli eroi della loro storia. E i cadaveri, devono svolgere la funzione della polvere di cacao sul Tiramisù!
E: Deve avere sicuramente una buona dose di ansia: il mantra della nostra editor era: "Più ansia e più cadaveri!" Inoltre non può esistere un thriller senza un personaggio che vorresti prendere a pugni (per questo noi abbiamo Evan) e senza un "cattivo" dotato di un grande spessore introspettivo-psicologico.

7.L’ambientazione della lontana Russia segna l’adolescenza dei protagonisti? Siete mai state lì? O vorreste andarci?

E: Assegnare i protagonisti è il senso di estraneità, in qualche modo, dalla Russia: sono tutti e quattro di origine straniera. La Russia è un mondo oscuro e nebuloso che li porta a dubitare continuamente di sé. Non ci sono mai stata, ma prenoterei subito un biglietto per San Pietroburgo. E per la Città dei Morti!
S: Erica ha centrato il punto: i quattro protagonisti sono russi, ma non propriamente. E questo è un punto fondamentale della trama. Prenderei subito l’areo! Trovo che sia un Paese con un’atmosfera di mistero irresistibile.

8.     In quale personaggio dei libri vi rivedete?
 S: Riporto l’opinione dei miei conoscenti: Adela, al 100%! Il che ha sollevato non pochi dubbi sulle mie capacità empatiche e d’ascolto.
E:Mi rivedo molto in Queen per certi aspetti relazionali che vive, ma ho anche una strana somiglianza con Evan (condividiamo il #mainagioia e l'attenzione ai dettagli).

9.     Cosa avete provato nel veder realizzato il vostro sogno della pubblicazione del libro?
 E: Io ho pianto. Tanto. Lo sognavo da molto tempo e ho sempre creduto nel potenziale di Contaminati, vedere il bimbo blu è stata un'emozione unica e irripetibile.
S: È stato un momento meraviglioso, e condividerlo con una persona che conosco e ammiro da anni è stato splendido. L’amore con il pelatino blu è sbocciato in un attimo, la nostra Creatura.

10.                       Cosa rappresenta per voi il mondo della scrittura? Raccontateci un po’ di Erica e Sofia.
 S: La scrittura è il punto fermo della mia vita, da sempre e per sempre. Fin da quando ero piccola, trovavo la calma nel foglio bianco che veniva lentamente riempito di lettere, e il suono della tastiera battuta nella foga di stare dietro ai proprio pensieri è il suono più familiare a cui io possa pensare. Sono immensamente riconoscente per l’opportunità datami, poter dire “Sono una scrittrice pubblicata” è una cosa che mi fa venire i brividi.

E: Per me la scrittura è un centro. Ho costruito la mia vita come un cerchio, al cui centro c'è sempre stato l'inchiostro blu. Scrivere è il perno, la mia àncora nei momenti bui, il modo in cui viaggiare e in cui scoprire me stessa. Come dico sempre: "è come se mi stessero chiamando, scrivere è un modo per rispondere."

venerdì 24 febbraio 2017

INTERVISTA A DANIELA ROMANO-UNDERWATER

Hello readers! Eccoci arrivati alla penultima tappa della living interview week con la meravigliosa Daniela Romano con il suo romanzo Underwater?. Scusate lorario ma oggi linfluenza mi ha distrutto. Siete pronti a IMMERGERVI nella storia di Maya? Io sono carichissima! Ecco a voi la trama Maya cresciuta nella cornice della splendida Costiera Amalfitana, il mare è sempre stato il suo habitat naturale, la sua casa.
Ed ora, come tutte le diciottenni, si divide tra l’ultimo anno di liceo, una stravagante famiglia, un vivace gruppo di amici ed il suo splendido fidanzato.
Ma, all’improvviso, la sua vita sarà travolta da un’onda anomala che le farà provare un vortice di emozioni incredibili facendola ritrovare senza fiato. E ciò che lei pensava fosse amore, forse sarà molto di più.
Un amore imperfetto ma grande come il mare.
1.          Quando hai deciso di scrivere il tuo romanzo?
              In realtà, non c’è stato un momento preciso in cui ho iniziato a scrivere. Si può dire che "Underwater" è nato per caso, per dare voce alla storia che popolava la mia mente da un po’ e che non riuscivo più a tenermi dentro ma, mentre cominciavo a buttare giù qualche riga, ancora non sapevo che quello sarebbe stato uno dei viaggi più emozionanti della mia vita.

2.          Descrivi con tre aggettivi Maya, la protagonista.
Dolce, spiritosa e insicura, totalmente incapace di gestire questa attrazione travolgente che inizierà a provare per Alan.

3.          Un amore imperfetto, ma grande quanto il mare sconvolgerà Maya, qual è il tuo parere a riguardo? Credi nella forza di un amore non tanto perfetto come nelle favole?
“Lui è lui, il mio Alan. Il mio segreto pericoloso, la mia felicità impossibile.”
Maya continuerà a ripeterselo nella mente provando a convincere se stessa, cercando la forza di andare avanti contro tutti gli ostacoli in una situazione in cui ormai sembra impossibile tornare indietro.Nonostante nella vita si tenda a ricercare la perfezione in qualsiasi cosa, credo che la vera felicità consista nel saper apprezzare quello che si ha e che, anche se imperfetto, almeno è autentico. E nell’amore questo vale ancora di più.

4.          A proposito del mare… qual è il tuo rapporto con l’acqua?
Ho sempre amato il mare fin da quando ero piccola. Penso che al mondo non esista nulla di più travolgente e rilassante di questa distesa infinita di azzurro che si estende davanti ai nostri occhi. Ed è per questo che ho trasmesso alla protagonista questo amore spropositato per l’acqua, ma donandole un coraggio che io non ho e facendola addirittura praticare immersioni subacquee, permettendole quindi di conoscere questo mondo nel profondo.
Perché per quanto ami il mare, confesso che la sua grandezza e profondità mi intimoriscono non poco.

5.          Riassumi con una breve frase perché leggere “Underwater”.
Perché anche se la storia è frutto della mia immaginazione, traspare la quotidianità di una diciottenne alle prese con una famiglia invadente, l’ultimo anno di liceo e la bruciante attrazione nei confronti dell’ultima persona che dovrebbe guardare. Freschezza e spontaneità è ciò che si respira tra le pagine e spero che tutti si lasceranno immergere e conquistare da questa storia.

6.          Quale libro può rappresentarti?
Sicuramente Elizabeth Bennet, l’eroina di “Orgoglio e pregiudizio”. Oltre ad essere intelligente e brillante, infatti, Elizabeth mostra una profonda ribellione al rigido classismo della sua epoca riuscendo ad uscire dallo stereotipo tradizionale della donna, dimostrando invece un forte carattere e facendosi valere e rispettare non solo dalle donne, ma anche e soprattutto dagli uomini.

7.          Su una scala da 1 a 5 in quanto ti rivedi in Maya?
In Maya mi rivedo molto, in lei ritrovo l’adolescente che ero e che ancora oggi, nonostante i miei 26 anni, sicuramente sono. Eterna sognatrice, leale in amicizia, un po' capricciosa in famiglia, ma dal cuore grande come il mare.
Quindi direi che da 1 a 5, il mio è sicuramente un 4.


8.          Qual è il posto che preferisci per poterti cimentare nella scrittura?
Con una leggera musica di sottofondo, la luce soffusa e davanti allo schermo del computer, il momento che preferisco è di certo la sera nella mia stanza, ma non nego che mi è capitato più volte di ritrovarmi ad appuntare su qualsiasi cosa, dal telefono al foglio di carta, dei flash, delle frasi o anche solo una singola parola per poter dar forma ai miei pensieri. 

9.          Hai mai visitato la Costiera Amalfitana? Cornice del romanzo? Se è si, che emozioni ti ha lasciato quel paesaggio?
Io sono nata e vivo tuttora ad Avellino, una cittadina campana che non dista molto dalla Costiera Amalfitana. Ed è per questo che, appena posso, cerco di scappare per godere della poesia di quei posti. Da Amalfi a Positano, da Sorrento a Capri, ho cercato di valorizzare al meglio questo angolo di Paradiso a due passi da casa mia, inserendo i luoghi che maggiormente amo che continuano ad emozionarmi.
Inoltre, ho pensato che la Costiera potesse essere la cornice ideale per un’intensa storia d’amore.

10.   Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po’ di Daniela.

Anche se non ho ancora molta esperienza nel campo, la scrittura mi appartiene da sempre. Scrivere dà la possibilità di estraniarsi dal mondo e di creare nuove realtà parallele, ma allo stesso tempo di raccontare e puntare i riflettori su temi importanti ed estremamente attuali. Ed è per questo motivo che, oltre ad avere il potere dell’emozionare, le parole possono diventare uno strumento alternativo di riflessione o denuncia. Non mi considero una scrittrice a tutti gli effetti, almeno non ancora, ma la stesura del mio primo romanzo è stata un'esperienza talmente coinvolgente che mi ha fatto comprendere quale sia la mia strada.
Con i miei personaggi mi sono divertita, incavolata e innamorata e non nego che mi piacerebbe scriverne anche il seguito perché Alan e Maya hanno ancora tanto dire.




giovedì 23 febbraio 2017

INTERVISTA A GIOCOBBE SCURTO- IL MIO PRIMO GIORNO

Hello readers! Continua la “living interview week” questo è il turno di Giacobbe Scurto con il suo emozionante romanzo “Il mio primo giorno”! Ringrazio l’autore per la disponibilità! Sono sicura che la sua storia riscuoterà grande successo! Ma prima ecco la trama:  uomo e una donna, e poi lui - Nathan. Un padre e una madre in un viaggio che porta con sé tutte le contraddizioni e i paradossi della vita, quella vera. Il protagonista e sua moglie, Emily, stanno per avere un bambino, ma non sempre quei nove mesi sono come te li aspetti. Le circostanze mettono in subbuglio la mente e il cuore dei due genitori, e il protagonista lo racconta dando voce ai suoi pensieri e alle sue emozioni. 

1.     Cosa ti ha spinto a scrivere il tuo romanzo?
Il desiderio di condividere. “Ci sono storie che non possono non essere raccontate”. Questa è una di quelle, per noi. Per ispirare, per mostrare l’esistenza di una speranza anche quando questa sembra non essere più.

2.     “Il mio primo giorno” è la storia di un uomo e una donna e del loro bambino, cosa rappresenta per te questo libro?
Rappresenta tutto, perché quell’uomo sono io. 

3.      Cosa vuoi insegnare ai tuoi lettori con il tuo romanzo?
Insegnare, nulla. Ispirare, trasmettere, condividere tanto. Sopra ogni cosa che fiducia, speranza e amore durano per sempre. Che Dio è dalla nostra parte, che ci sostiene, ci consola.
4.     Due pregi e due difetti di Emily.
La mia Emily, Miriam, ha solo pregi. Con gli occhi dell’amore si vede solo il bello. 

5.     Tre buone ragioni per leggere “Il mio primo giorno”.
Perché è una storia vera, perché ognuno di noi si è trovato ad affrontare un momento di sofferenza nella propria vita, e perché c’è bisogno di tornare a sperare, sognare.

6.     In quale personaggio della grande letteratura italiana ti rivedi?
Nessuno, non amo paragoni. Mi ispiro alla scrittura di Baricco, quello sì.

7.     Durante la stesura del romanzo ai (hai) pensato di gettare la spugna?
E’ difficile raccontare momenti difficili di sofferenza. La perdita di un figlio fa male. Sì, ci sono stati momenti difficili, ma l’amore di Dio e la scoperta che il nostro secondo figlio, Noah, sarebbe arrivato a breve mi hanno dato la fora di arrivare fino alla fine.

8.     Qual è stato l’imput (input) che ti ha portato alla scelta del titolo?
Ho scelto il titolo prima di scrivere il libro. Perché ognuno ha un suo primo giorno. Da padre, da figlio. Da eroe ordinario. 

9.     A chi dedicheresti la tua storia e perché?
A tutti coloro che hanno sofferto o stanno soffrendo, e non riescono a vedere nulla oltre il proprio dolore. Perché? Per mostrare loro come noi siamo riusciti a uscirne vincitori, con l’amore e l’aiuto di un Dio che è molto più vicino di quanto ce lo possiamo immaginare.

10.                        Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po’ di Giacobbe.

Per me scrivere è mettere la propria anima su dei caratteri mobili, plasmare il flusso delle proprie emozioni dandogli una forma leggibile. 

martedì 21 febbraio 2017

INTERVISTA A PAOLO COSTA- PUOI SENTIRE LA NOTTE?

Hello readers! Continua la “living interview week” ed oggi è il turno di Paola Costa! Con il suo romanzo “Puoi senitre la notte?”. È un ragazzo veramente dolcissimo e sono sicura che farà strada. Vi lascio qui di seguito la trama: "Diciotto anni e con la testa sulle spalle, Stephen vive la sua vita giorno per giorno. Schiacciato tra la perdita della sua più cara amica e con la consapevolezza di essere fuori posto, in un mondo che sembra stargli stretto, Stephen cerca di sopravvivere senza sentire il peso dei suoi fallimenti gravargli sulle spalle. O almeno... A ventitrè anni, con una famiglia che sembra non conoscerlo più, tutto ciò che Kenneth vorrebbe è restare nascosto nel suo "armadio", lontano da qualsiasi sguardo. Bloccato in una vita che non vuole, con un lavoro incerto, Kenneth cerca di superare ogni giornata senza versare l'ultima goccia che potrebbe far inondare tutto il suo mondo. O almeno... Due ragazzi diversi, due realtà opposte. Un incontro esplosivo. Affronterai l'amore, o resterai nascosto dentro l'armadio?



1.     Quando hai iniziato a scrivere il tuo romanzo?
Be', posso stupidamente affermare che l'idea del mio romanzo è nata un paio d'anni fa, proprio in questo periodo in cui le cose con il mio primo ragazzo non andavano affatto bene. Il giorno, viaggiando in treno o sul pullman, fantasticavo su una dolce storia d'amore che potesse essere reale e perfetta. La notte, riuscivo a sognarla vividamente, così decisi di armarmi di carte e penna (o di tastiera) e di buttare giù le prime bozze... Ed ora eccomi qua!

2.     Due pregi e due difetti di Stephen.
Domanda curiosa, questa. Che posso dire, i pregi di Stephen sono molti, ma se dovessi sceglierne due direi che uno è sicuramente la sua bontà d'animo e la sua generosità, che lo hanno portato a diventare un ragazzo affettuoso e leale ad amici e parenti. Un altro dei pregi è, senza alcun dubbio, la sua grande maturità con la quale ha affrontato problemi sia a scuola che in famiglia.
In quanto a difetti, Stephen è un ragazzo chiuso, soprattutto per i problemi che ha avuto con i compagni e come conseguenza alla morte di Edith. Inoltre, posso dire che è abbastanza ingenuo, soprattutto nei rapporti sentimentali, dal momento che non ne ha mai avuto uno. Tende a fidarsi facilmente di chiunque, anche di un tipo come Robert... E chi ha letto, be', saprà la verità!

3.     Quale insegnamento vorresti lasciare ai tuoi lettori con la tua storia?
Ai miei lettori dico sempre di essere sè stessi, in ogni cosa. Di vestire come vogliono, di pensare come vogliono e di non aver paura ad esporre il proprio pensiero. Siate controcorrente, siate intelligenti, siate furbi e soprattutto siate veri e fedeli a voi stessi. Abbiate il coraggio di affrontare la vita, le critiche, le offese e i pettegolezzi a testa alta!

4.     Due buoni motivi per leggere “Puoi sentire la notte”
Be', essendo autore del libro, dovrei portare acqua al mio mulino e spingere le persone a comprare e parlare del mio romanzo... Ma io non voglio questo. Il mio romanzo è leggero, breve e coinvolgente (almeno spero), per cui se volete passare delle ore piacevoli e sentirvi riempiti di un sentimento sincero, allora questo è il libro giusto. E poi, diciamocelo, ho una cover fantastica! Come potete non comprarlo? *scherza*

5.     Qual è il tuo rifugio per leggere un libro?
Parlando di rifugio, be'... Io leggo praticamente ovunque, ma il posto che preferisco è il divano, davanti al camino la notte. C'è silenzio, c'è calduccio, sono da solo e posso leggere in pace ascoltando musica e isolandomi totalmente dal mondo.

6.     Hai mai pensato di gettare la spugna durante la stesura del romanzo?
Lo avevo fatto, in realtà. Tra il capitolo 10 e il capitolo 11 sono trascorsi parecchi mesi in cui non avevo più voglia di scrivere, non sentivo di fare la cosa giusta e non sapevo proseguire le vicende di Stephen e Kenneth. Alla fine, grazie all'aiuto di un paio di serate con amici, sono riuscito a riprendere in mano il tutto per portarlo alla pubblicazione.

7.     Su un punteggio da 1 a 10 quanto ti rivedi nei protagonisti?
In Stephen, praticamente 7/8, mentre in Kenneth soltanto 5/6... Lui è il ragazzo che avrei sempre voluto, quindi non ho messo molto di me!

8.     Quali sono gli ingredienti per una buona storia?
Il giusto equilibrio tra introspezione e azione, con dialoghi e riflessioni accurate; un'ottima attinenza alla realtà, senza andare troppo sull'impossibile e il surreale; personaggi reali, senza descrivere uomini muscolosi e impossibili da gestire, anche perché i lettori preferiscono rispecchiarsi in un personaggio e vedersi portati su carta, per avere un ruolo anche loro; un'ottima trama, chiaramente, senza usare troppi cliché (anche se a volte sono necessari) e infine un world building ragionato e ben dettagliato.

9.     Se dovessi rappresentare con un libro i protagonisti quale sceglieresti?
Stephen è sicuramente: "Il Mago di Oz", perché ha quella spensieratezza e dolcezza tipica di un libro per bambini, con una dose di semplicità e ingenuità;
Kenneth è senza alcun dubbio: "Gita al Faro", perché in lui si ha un'alternanza di momenti di luce e di buio, che lo portano ad una crescita ed un cambiamento che riuscirà a salvarlo e insegnargli a vivere davvero.

10.     Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po’ di Paolo.

Per me la scrittura è il modo perfetto di staccare dal mondo e dalla vita di ogni giorno, per entrare nei propri pensieri e nelle proprie fantasie, rendendoli reali e trasmettendoli agli altri. È un lavoro eccellente per chi, come me, ci tiene a far stare bene le persone e regalare sempre nuove emozioni e nuove sensazioni... E chissà, magari a farle commuovere con un sorriso!

RINGRAZIO TANTISSIMO L'AUTORE PER LA SUA DIPONIBILITA', SONO CURIOSISSIMA DI VEDERE I SUOI PROSSIMI LAVORI!

lunedì 20 febbraio 2017

INTERVISTA A DIAMANTE GIORGESE- I LIMITI DELL'AMORE

Hello readers! Come promesso oggi inizia la “living interview week” e ad aprire le danza sarà Diamante Giorgese! Ringrazio l’autrice per la disponibilità! Mi sono davvero emozionata a leggere le sue risposte, ma prima eccovi la trama:  Lorenzo e Anna sono la coppia perfetta, un amore unico li unisce ormai da anni; Claudia è solo una ventenne ma ha già un segreto inconfessabile da nascondere.
Tre nomi legati dal filo dell’amore, della vita e della colpa, intrecciati in un percorso che porrà l’attenzione sulla flebile consistenza dell’essere, e su come tutto sia fragile e alla mercé del tempo. 
I protagonisti capiranno che tutto può sfuggire dalle proprie mani, da un momento all’altro, che anche l’amore conosce limiti, che il passato inevitabilmente influenza il futuro, e che il perdono non sempre significa dimenticare; perché la vita dona colpe, ferite, emozioni, e spesso non è data la possibilità di tirarsi in dietro.



1.     Cosa ti ha spinto a mettere su carta i tuoi pensieri?

Mettere su carta i miei pensieri è stata una necessità, come un bisogno insopprimibile che non chiedeva altro di essere soddisfatto. Con il tempo, e la lettura, ho iniziato a formulare pensieri e riflessioni che mi chiedevano di essere impressi da qualche parte, di essere resi immortali, ed uno dei modi che fino ad oggi ho trovato è stata proprio la scrittura, oltre alla fotografia.

2.     Qual è la tua più grande fonte di ispirazione?

Potrà sembrare banale ma non ho una vera e propria fonte di ispirazione, prendo spunto da qualsiasi cosa, che sia essa una canzone, un’immagine, un film o una sua singola scena, un’emozione o un ricordo. Qualunque cosa potrebbe essere la mia potenziale ispirazione. La vita, nella sua complessità, è la mia fonte di ispirazione.

3.     Una citazione di un libro che ti rappresenta.

È il tempo che hai perduto per la tua rosa, che ha reso la tua rosa importante.” (da “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupery)
Credo che questa frase sia una verità assoluta. Non esiste nulla al mondo più importante del tempo, persino l’amore dipende da esso. Nessun rapporto più essere davvero importante se non ha il tempo di consolidarsi, se non da il tempo di conoscersi profondamente.

4.     Tre pregi e tre difetti di Claudia, uno dei personaggi principali della storia.

Claudia è sicuramente una ragazza intelligente, dolce e riflessiva, ma forse questa sua profondità la porta spesso a sminuire il proprio valore, a colpevolizzarsi, rendendosi all’apparenza lontana e fredda. Altri suoi difetti sono sicuramente il suo essere gelosa, di una gelosia a volte anche morbosa, e il suo essere sempre un po’ inquieta.

5.     Claudia nasconde un segreto importante che può cambiare le sorti di tutti. Cosa pensi sul nascondere le verità?

Nascondere la verità quasi mai è la scelta migliore. La menzogna crea solo altre menzogne. Credo però sia molto importante anche il contestualizzare ogni scelta, perché la vita presenta così tante variabili che io non posso avere la minima presunzione di essere in grado di dettare una legge precisa.

6.     Due buoni motivi per leggere “I limiti dell’amore”.

Ed ecco una delle cose che non ho mai amato fare, non mi sono mai trovata a mio agio nel promuovere i miei lavori. In fondo dedico ciò che faccio ai miei lettori e mi piace sentire cosa ne pensano loro. In ogni caso potrei dire che I LIMITI DELL’AMORE non è la solita storia romantica, ed è un racconto che si fa leggere, portando il lettore verso l’ultima pagina senza che se ne renda conto.

7.     Cosa rappresenta per te la pubblicazione del romanzo?

La pubblicazione del mio lavoro è un sogno che si avvera, almeno in parte, essendo la strada da fare ancora molto lunga, ma per il momento mi ritengo più che soddisfatta. Sogno di pubblicare un mio libro da quando ho 11 anni, ed esserci finalmente riuscita è qualcosa di magico. Spero soltanto che il mio modo di raccontare il mondo piaccia anche a qualcun altro, oltre a me!

8.     Che consiglio daresti a chi vuole scrivere un libro?

Direi di leggere! La prima regola per scrivere, qualsiasi cosa si voglia scrivere, è un’adeguata conoscenza della lingua italiana. Assolto questo dovere credo servano molta fantasia, emozione, voglia di trasmettere qualcosa e impegno, impegno, impegno, come per tutte le cose della vita.

9.     Quali sensazioni vorresti che lasciasse questa storia ai tuoi lettori?

Sarei felice se questo libro facesse riflettere almeno per un secondo sui temi di cui tratto al suo interno, e che lasciasse un po’ di me, del mio essere e del mio modo di pensare, a chi ha deciso di darmi una possibilità acquistandolo. La sensazione più importante che potrebbe lasciare sarebbe quella di aver vissuto con me la storia dei protagonisti, di essersi sentiti coinvolti, turbati e sorpresi dalle loro vicende.

10. Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po' di Diamante.

Diamante è una ragazza che come ogni altra si trova a combattere ogni giorno con nuove realtà, che possano essere la carriera universitaria o il mondo del lavoro, o quello della scrittura. Mi considero una persona molto alternativa e sensibile, nonostante lo mostri soltanto a pochi. Ho sicuramente ancora molto da imparare dal mondo letterario, ma non mi faccio scoraggiare e continuo ad inseguire questo mio sogno di vedere persone leggere ciò in cui credo, di vederle sorridere e piangere grazie alle mie parole. In fondo il mio desiderio più grande, il mio fine ultimo, non è quello di scrivere, ma quello di emozionare, perché l’emozione non si dimentica, è una delle poche cose che riesce a vincere la battaglia con il tempo, ed il mondo della scrittura sembra poter essere in grado di realizzare il mio desiderio. Mi sento quindi di ringraziare tutti, gli scrittori, i lettori, i blogger di libri, i critici, tutti coloro che hanno a che fare con la scrittura, perché ormai da diversi anni rappresentano gli attori del mio mondo preferito.

 Che aspettate? Io ordinerei subito il suo sensazionale romanzo! 
A domani, con la prossima intervista!








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